associazione orolontano
ARCHIVIO INTERNAZIONALE DEL LIBRO D'ARTISTA
198O-2012
edizioni di libri fatti a mano artein-orolontano
Claudio Adami-Tiziana Alberti-Palo Balmas-Luigi Battisti- Cesare Berlingeri-Laura Biancini-Irma Blank-Tomaso Binga-
Pierre Bogaerts-Enrico Bugli-Achille Bonito Oliva-Marisa Busanel-Simonetta Buttò-Vito Capone-Ciriaco Campus-
Tommaso Cascella-Lucilla Catania-Dirk Christiaens-Simona Cigliana-Enrico Cocuccioni-Luc Coeckelberghs-
Ettore Consolazione-Carlo Marcello Conti-Fabrizio Corneli-Paolo Cotani-Enrico Crispolti-Ivana D’Agostino-Gianni D’Elia-
Eugenio de Signoribus- Elisabetta Diamanti-Maria Dompè-Pablo Echaurren-Alfonso Filieri-Paolo Folci-Pietro Fortuna-
Ubaldo Giacomucci-Salvatore Giunta-Maurizio Goldoni-Ignacio Gòmez de Liano-Ulrich Rasnick-
Shelley Himmelstein-Ado Hamelrijck-Carlo Invernizzi-Roland Jooris -Sveva Lanza-Felice Levini-Carlo Lorenzetti-
Eleonora Lucchetti-Tito Maniacco-Pierre Martin-Luciano Marziano-Filiberto Menna- Barbara Muller-Kageler-Ricardo Naise- Massimo Nannucci-Nehmzow-Dietrich Nobky-AchillePace-Carlo Patrone-Sandro Penna--Luca Piffero-Patrizia Peron-Lydia Predominato-Enrico Pulsoni-Ascanio Renda-Roberto Rizzoli-Anna-Romanello-Emanuela Romiti-Claudia Salaris-
Edoardo Sanguineti-Sandro Sanna-Suzanne-Santoro-Monica-Sarsini-Marilena Scavizzi-Fulgor Silvi-Toti Scialoja-Nelio Sonego-Franco Torriani-Jordi Valles-Piero-Varroni-Carla Vasio-Alberto Veca-Emilio-Villa-Giuditta Villa-Cesare Vivaldi-
Mario Verdone-Giuliana Zagra-Andrea Zanzotto
____________________________________________________________________________________________________
BIBLIOTECA SPERELLIANA
31 AGOSTO 2012
Libro dei suoni e dei silenzi
In occasione della presentazione di “Libro dei suoni e dei silenzi”
verrà esposta una selezione delle edizioni haiku-orolontano dell’Archivio Internazionale del Libro d’Artista.
opere:
Dell’aquila, Del vento e della fanfara dei colori, Haiku del tempo, Della voce delle foglie, Il terzo libro delle rose, Del poeta haiku, Vento, Papaveri, Sera d’estate presso la Casa del passo del falco, Viridiana, Il libro bianco degli haiku,
Del gelso e dell’abbandono, Sulla verticale, Poppies, Iridescente, Ombre di un sogno.
autori:
Simona Cigliana, Alfonso Filieri, Franco D’Antuono, Nelio Sonego, Piero Varroni, Mario Lunetta,
Carla Vasio, Vittorio Giusepponi, Marilena Scavizzi, Achille Pace, Pope, Alessandro Gamba, Mario Verdone,
Mauro Folci, Sandro Sanna, Claudio Adami, Maria Dompè, Lucilla Catania, Annamaria Gelmi,
Vincenzo Perna, Andrea Zanzotto.
____________________________________________________________________________________________________
PORTLAND-OREGON
Sandy Gallery
2012
Alfonso Filieri- " presso l'alba uscì la luna" es. unico
___________________________________________________
SAN PIETROBURGO
Biblioteca Nazionale di Russia
Artist and Book-2012
Alfonso Filieri- Solstizio d'inverno- es. unico
___________________________________________________
VICENZA
Fogazzaro in libri d'artista
libri dai libri
Progetto di Valeria Bertesina
Biblioteca Civica Bertoliana Palazzo Cordellina
2011
"Oggi 14 artisti italiani si cimentano in altrettanti libri singolari, che invitano a farsi toccare, sfogliare, guardare piuttosto che farsi leggere: sono la concretizzazione di un'ispirazione che ha preso le mosse da un romanzo, un capitolo, una citazione fogazzariana, sono dialoghi a distanza, silenziosi..."
(Valeria Bertesina, dal catalogo della mostra)
Denise Mingardi, Valeria Bartesina, Alfonso Filieri
Vito Capone, Eleonora Cumer, Loretta Cappanera, Alfonso Filieri, Luigi Golin, Vittorio Fava, Gigliola Terenna,
Fernando Rea, Denise Mingardi, Dario Zeruto, Valeria Brancaforte, Mirta Caccaro,
Valeria Bertesina, Anna Boschi, Sergio Bigolin,
Nedda Bonini, Pino Guzzonato
___________________________________________________
Haiku del ponte
Trittico di Marie Wintzer

_________________________________
UN LIBRO DEGLI ANNI 80
IL LUNGO VIAGGIO PER LUOGHI SCONOSCIUTI, contiene un testo di Cesare Vivaldi e tredici lavori originali di Alfonso Filieri
una delle pagine interne delle tredici tappe del viaggio di Ulisse prima del suo ritorno ad Itaca).
Operalibro del 1981

Alfonso Filieri, "Il lungo viaggio per luoghi sconosciuti"
"Il lungo viaggio per luoghi sconosciuti", contiene un testo di Cesare Vivaldi e carte fatte a mano come legacci e brandelli di vele consumate dal sole, lacerate dall'acqua, beccate da uccellacci affamati o esseri ignoti inventati dalla paura o come solide trame di pelle d'animale o come fibre di sacri strumenti o come encausto su ordito di cotone o frammenti di carte da pacchi con colle e colori e fuoco.
La prima pagina, il cavallo e l'orizzonte.
Carta fatta a mano ocra legno, modellata per venature ondulate e rossovena scuro di sangue e vendetta. L'astuzia, a volte è crudeltà come l'ingenuità, che può anche rivelare artisti. Fabrizio aveva cinque anni e occhi di cielo azzurro. Perso l'interesse dopo qualche minuto di attenzione per l'opera concettuale che stavamo installando sulla parete di sinistra della galleria del centro culturale artein, prendeva una scaletta e armato di un grosso chiodo, un piccolo martello e un frammento di plastica a scoppio, attaccava la parete di destra, novello alpinista, ignorato da tutti. Il giorno seguente il critico più perspicace, quello a cui nulla sfugge, stupiva la platea e gelava il mio sangue. Sentenziava con parole da marziano che in fondo l'opera concettuale aveva fatto il suo tempo e che era molto più interessante l'opera che era alle spalle molto più carica di contenuti e problematiche. Sulla parete indicata un complesso monumentale metafisico costituito da un chiodone su plastica e ombre relative inquietanti che tutti gli allestitori artista compreso, avevano dimenticato il giorno prima. Pensavo a Fabrizio astuto costruttore di tranelli ingenuo e imprevedibile, a Ulisse e al viaggio necessario dove a volte l'inganno serviva per dare corso al destino, a scoprire la vera faccia delle cose e i veri nomi delle cose.
Alfonso Filieri, da "Luoghi e misteri dei libri fatti a mano" ed. Ubik Art, Sacile 1995
__________________
GRAZ
CASA DELLA CULTURA 2009
Textile Art Graz
Libri e quaderni
Alfonso Filieri "La via dei tulipani"
__________________________
MEDIALIA GALERY
NEW YORK
Breeze through the forest
Alfonso Filieri, "la foresta azzurra"
_______________________________________________________________________________________
BIBLIOTECA CASANATENSE
ROMA 2010
Sara Mancini:
"I luoghi del silenzio", Poesia e immagine dal 1980 ad oggi
“I luoghi del silenzio” titolo della mostra, invita con la sua specifica essenza ad un immediato rapporto di vicinanza e complicità; chiede di sedere nel silenzio e nel silenzio si dispongono ad accogliere tra le mani i libri, così da stabilire una relazione diretta, speciale ed intima. Ma subito ci poniamo una domanda:”Come nasce e soprattutto cos’è un libro d’artista?”, le interpretazioni e le risposte sono tante, come sono tanti i maestri che li hanno realizzati, c’è chi affronta la risposta in maniera concettuale, chi da una spiegazione personale, ma alla fine la risposta è in una frase di Alfonso Filieri il “Mago inventore” di storie, l’ideatore di questa mostra e curatore della collana Orolontano e anche colui che si prende cura delle centinaia di opere-libro presso L’Archivio Internazionale del Libro d’Artista di Faleria, il quale afferma:
‹‹ il libro d’artista è il mio diario, sono i miei quaderni, il racconto di una vita d’artista”.
L’originalità e la forza innovatrice di questa mostra corre lungo le bacheche espositive dove numerosi libri della collana Orolontano sono esposti. La collana Orolontano riunisce tredici “operelibro” realizzate dal 1984 al 1988 da molteplici artisti. Ogni opera è dotata di una identità autonoma, ma tutte allo stesso tempo unite da un filo conduttore: una fiaba, un racconto o una poesia di molti poeti tra cui Vivaldi, Villa, D’Elia, Penna, Invernizzi, Verdone, Sanguineti, Zanzotto, Vasio e molti altri ancora, dove si parla di “maghi costruttori” e si da figura di loro domini immaginari, dove si racconta di aria, fuoco, acqua e terra....
A termine delle opere della collana Orolontano troviamo gli esemplari unici. Quei libri irripetibili, edizioni in proprio,
i quali nascono come nascono pitture, sculture o altre forme, sono vere e proprie opere d’arte.
Un genere è il libro tessile; qui esposto il “The book” di Nooko Yoshimoto, che si colloca nel territorio della fiber art, è uno sviluppo particolare dell’arte contemporanea; la stoffa è materia, il filo è segno. Il libro tessile non colloquia con lo spettatore tramite parole, ma tramite materiali e forme, un qualcosa che trascende dal linguaggio in sè e arriva allo spettatore attraverso l’intreccio di fibre. Sempre nella bacheca degli esemplari unici troviamo ancora un ulteriore genere: il libro oggetto. Un esemplare davvero interessante è quello di Elisa Pellacani “A romantic secret”. Un libro fisico, toccabile, trasportabile, che non ha solo la funzione di comunicare, di raccontare,
ma anche quella di utensile, come quello qui enunciato, unico personale e intimo come un segreto.

_______________________________________________________________________________________
ESPOSIZIONE PERMANENTE DELL'ARCHIVIO INTERNAZIONALE DEL LIBRO D'ARTISTA
"esemplari unici"
BRIDDA- NAOKO- COSTA GIANELLO- GIUSEPPONI

Roberta Bridda "Zaira"
Naoko Yoshimoto "The Book"
Luciana Costa Gianello "L'istinto del fuoco"
Vittorio Giusepponi "Pagina"
________________________________________________________________________________
Sveva Lanza:
L'OROLONTANO
"Il luogo delle immagini, del segno, della scrittura, Roma,1984.
...La collana Orololontano con la mappadorata, i maghi, gli eroi, i mostri, lo sfatamento di insite mitologie è universo di rimandi e misteri, sintesi arginata della sfera di produzione artein che sempre richiama e sempre aggiunge alla propria dilatata "Libreria Circolare". E' fiaba transitoria, Libro figurato nel palmo della mano di Alfonso Filieri, dove la meta sognata è sempre l'ultimo Libro da costruire assieme alla diversità, ad altri artisti editori di se stessi. La materia prima, "l'oro", potrà dai maghi essere trasformata "senza scherzi e a fin di bene" in lucenti fantasie dell'immaginario, itinerari verso spazi incontaminati. La risultante distribuzione editoriale in partenza dalla Tipografia Creativa smantella schemi logici di Casa Editrice, evadendo perversi meccanismi a larga diffusione; eppure i libri artein viaggiano ugualmente senza inganno verso biblioteche, centri culturali, expo, gallerie e musei per propagarsi in maniera tattilo-visiva come ipotesi di opera totale, architetture volanti, Libri che dissolvono se stessi per poi sempre ricostruirsi nei percorsi fantasma d'incantesimi sospesi ad incanto.
LA COLLANA "OROLONTANO"
1984-1988
a cura di Patrizia Peron
dal catalogo pubblicato in occasione della seconda edizione dell'Arte Faleria Festival, 2009
I MAGHI COSTRUTTORI DELL'OROLONTANO
La collana dell’Orolontano riunisce tredici “opere-libro” realizzate tra il 1984 e il 1988 da diversi artisti. Tredici opere dotate di identità autonoma e nello stesso tempo unite da un filo sottile quanto resistente: sono i tasselli di un’unica storia, una fiaba, di cui ciascuna delinea un istante e in cui ciascuna ha un proprio ruolo. In questa fiaba si racconta di “maghicostruttori” e si dà figura ai loro domini immaginari: il volo, la luna, il tempo, lo spazio. I maghi sono in viaggio verso un luogo mitico, il luogo dell’Orolontano, nome che corrisponde a quello della collana, generando così un intelligente meccanismo di autoreferenza, secondo cui il luogo lontano viene a coincidere con l’opera-libro stessa, quasi metafora di un viaggio verso se stessi. Il “magoinventore” di storie, ideatore e curatore della collana è Alfonso Filieri, che da anni si prende cura delle centinaia di opere-libro custodite presso l’Archivio Internazionale del Libro d’Artista di Faleria (Viterbo). Gli artisti che hanno affidato il proprio atto creativo alla forma libro, che per alcuni di loro è divenuto medium preferenziale se non unico, sono: Giacomo La Commare, Giovanna Carraro, Ettore Consolazione, Nelio Sonego, Tommaso Cascella, Alfonso Filieri, Sveva Lanza, Bona Cardinali, Fulgor Silvi, Gabriella Trani ed Elisa Montessori. Si tratta di una scelta di particolare valore, in questo più che in altri casi, infatti, la forma dell’opera determina in modo inequivocabile la sua fruizione: difficile fare bella mostra di un’opera-libro nel proprio salotto o esporla in una galleria e quindi introdurla nei tradizionali circuiti del mercato dell’arte. Benché possano funzionare come “piccole mostre portatili” o affascinare e trovare consenso nell’animo di qualche raffinato collezionista, le opere-libro rimangono tutt’oggi un genere d’arte assolutamente poco frequentato (1). Sono fatte per essere guardate, percepite, ascoltate solo da coloro che per imprevedibili strade si trovino a raggiungerle e nel silenzio si dispongano ad accoglierle tra le mani, dando così inizio ad una relazione di speciale intimità.
Il critico Enrico Crispolti, presentando nel 1980 una delle prime mostre delle edizioni Artein, a cui presero parte anche alcuni dei protagonisti della collana dell’Orolontano, definiva l’opera-libro “libro a mano”, per distinguerla dal libro d’artista (2) a tiratura meccanica, e specificava che non si tratta del libro raro e prezioso, in edizione per bibliofili, con testo raffinatamente stampato e illustrato da opere grafiche, incisioni, litografie […]. Non è neppure il libro oggetto, il libro trasformato cioè dall’artista in oggetto, in altro da sé, rispetto a una tipologia propria insomma del libro(3) . E continuava ritenendo che più che essere il libro che diviene opera è l’opera che diviene libro. Che assume cioè […] un darsiI Maghicostruttori di opere-libro per frammenti però risolutivi, uno snodarsi in sequenza, che assume insomma una diversa praticabilità, immediata, trasferibile, che è tipica del libro quale spazio di consultazione anziché quale spazio di ostensione come è invece tipicamente quello dell’opera d’arte visiva, tradizionale o non che sia. L’opera allora, che si fa, appunto nel libro, è consultabile, riproponibile, immediata e tangibile come una pagina, trasponibile come un ricordo, un diario […]. Dunque l’opera-libro assume una diversa praticabilità. Ci invita con la sua specifica essenza ad un rapporto di vicinanza e complicità: chiede di sedere nel silenzio, di essere toccata, chiede e offre tempo, costringe a stabilire una relazione diretta, perché non è possibile guardare passando. Possiamo pensarla come un viaggio scandito dal ritmo delle pagine e delle parole, un viaggio da fare seguendo un tempo a noi congeniale, senza mediatori.
La sua struttura, costituita in primo luogo dalle pagine, comporta un darsi per frammenti, però risolutivi, uno snodarsi in sequenza. Il suo darsi per frammenti invita a dilatare il tempo della fruizione. All’interno di questo tempo dilatato, dove il ritmo dell’esistenza conseguentemente rallenta, le piccole cose assumono grande importanza: la dimensione, la forma, la pagina, la carta, la materia, lo spazio delle immagini e lo spazio delle parole, lo spazio senza le immagini e quello senza le parole, le parole come fonemi e le parole come segni. La materia si può, oltre che vedere, toccare: sentire la rugosità, il liscio scorrevole della carta patinata o quello che trattiene della carta cerata; sentire la polvere di colore da non toccare, che invita al rispetto della materia, della sua delicatezza.
La qualità tattile della materia può rimandare alla qualità tattile delle parole, intrecciandovi sottili legami di senso, oppure risvegliare l’olfatto, perché a tenerla tra le mani, ci accorgiamo che questa materia ha un odore. E questo odore non mancherà di tessere intrecci con la storia evocata dalle parole, seguendo sotterranei percorsi. Tutto insomma pare essere percepito e visto attraverso una speciale lente d’ingrandimento, costituita dalla vicinanza dell’opera e dal dilatarsi del tempo che la sua relazione richiede.
PAROLE E IMMAGINI IN VIAGGIO VERSO L'OROLONTANO
Non abbiamo bisogno di una nave, creatura mia, ma di sfrenata fantasia. (Fernando Pessoa)
Non c’è una parola che si possa comprendere se si va a fondo. (Paul Valériy)
Le parole sono come la pellicola superficiale su un’acqua profonda. (Ludwig Wittgenstein)
I racconti dell’Orolontano nascono in treno, tra Roma e Venezia, dove negli anni Ottanta Alfonso Filieri si recava per insegnare all’Istituto d’Arte. In queste storie, che conservano nel loro stile l’immediatezza e la freschezza degli appunti di viaggio (4) , il mondo leggero delle fiabe, con i loro maghi, draghi e diavoletti, trova eco nella leggerezza dei versi liberi, la cui struttura, aperta ed essenziale, non pare finalizzata ad altro se non a fare circolare l’aria. Le parole, per il contenuto evocato e per il modo in cui si dispongono nella pagina, sembrano scritture di immagini, versi galleggianti nello spazio. Esse hanno la qualità di forme aperte e mobili, quasi abbiano perso il compito di denotare un significato preciso. Ciò è reso possibile sia dal racconto, che da subito dichiara la sua appartenenza a un mondo che non fa riferimento alla dimensione del reale, sia dalla relazione che si stabilisce tra le immagini, la forma e la qualità del foglio. Sono parole che sulla convenzionale pagina bianca di un libro potrebbero morire. Parole e immagini si concedono reciproca libertà, senza necessità di controllarsi a vicenda. La loro alleanza, il loro incontro, sembra dotarle di aumentata potenza e concretizzare l’invisibile del pensiero nel visibile dell’immagine (5).
Tutto questo può avere come unico scopo quello di restituirci il luogo in cui la dimensione a metà tra cielo e terra, che si chiami spirito, sogno, fantasia, possa trovare il suo spazio vitale. Narrando le storie dell’Orolontano Alfonso Filieri si proponeva di scavare proprio là dove è più difficile scavare, alle radici delle cose, alle fonti, dove nascono i pensieri, di cercare di capire quanta distanza esiste tra sogno e realtà, oppure se il sogno e la realtà sono un unico corpo, o dove corre tutto questo sangue a velocità di stella. E cos’è l’oro sulle cose. Se è vero l’oro o il suo riflesso (5bis). E una mattina, seduto sul bordo di un canale veneziano, annotava: Bisogna aprire gli occhi all’alba, essere pronti subito, perché in quell’attimo il sogno e la realtà si toccano e si può percepire allora d’essere su questa terra e contemporaneamente lontano, lontano da essa. L’Orolontano oltre che un luogo potrebbe essere una meta, quella di un viaggio, oppure una dimensione, un’idea, forse un bisogno.Come non pensarlo metafora dell’esperienza artistica, e pure luogo d’incontro tra l’opera e colui che vi si accosta? Nella fiaba che fa da prologo alla collana l’autore si identifica con l’ “Uccello azzurro”, collocandosi così in quello spazio a metà tra cielo e terra (Nascevo Uccello azzurro nel luogo dell’orolontano). Qui egli esprime il desiderio di incontrare i suoi simili, coloro che possano comprendere e parlare la sua stessa lingua (e cerco fratelli con ali veloci che sappiano andare in ogni direzione e colpire). L’affermazione rivela il desiderio, realizzatosi di fatto nella collana, di condividere l’esperienza dell’arte: il magnifico magico dialogo che in queste opere prende corpo è il risultato di un rapporto fatto di condivisione, scambio e intimità, e finalizzato a generare la dimensione dell’Orolontano a cui tutti i maghicostruttori contribuiscono. Il senso di solitudine, di autodistruzione, di conflitto sociale, di incomprensione e frattura, proprio di molte esperienze artistiche d’avanguardia, pare qui aver trovato sollievo nell’incontro e l’artista, generatore di voli, vate della leggerezza, sembra aver ritrovato il suo mandato di guida al viaggio verso il “luogo lontano”.
LA METAFORA ALCHEMICA
Scriveva André Breton nel secondo manifesto del Surrealismo (1929): le ricerche surrealiste presentano, quanto al loro obbiettivo, una notevole analogia con le ricerche alchimistiche: la pietra filosofale è in sostanza ciò che doveva permettere all’immaginazione dell’uomo di prendere una rivalsa sulle cose (6) . L’affermazione chiarisce in maniera efficace il ruolo chiave dell’immaginazione nell’arte come nell’alchimia e il fine comune ad entrambe, ossia consentire all’uomo di prendere una rivalsa sulle cose. In tal senso l’alchimia, quale “scienza immaginaria”, mette a fuoco procedimenti dell’immaginazione, registrando impulsi ideali e tensioni liberatorie della psiche (7) .
Come è noto, la trasformazione alchemica della materia fisica altro non è che il riflesso e la metafora della ricerca di una trasformazione interiore e l’oro, o pietra filosofale, a cui il processo mira, manifesta l’aspirazione alla ricchezza spirituale, alla luce, intesa come sapienza e comprensione, estratta con travaglio dalle tenebre della condizione umana.
Lungi dall’intenzione di fare dell’alchimia la chiave di lettura dei numerosi simboli e archetipi presenti nei racconti e dei processi di elaborazione materiale delle opere-libro, sarà sufficiente considerare che, se l’alchimia è “scienza immaginaria”, è proprio l’immaginazione il tema portante della nostra favola e che un parallelismo si insinua tra la ricerca dell’oro e il viaggio verso il luogo dell’Orolontano. Il quale è definito nella stessa favola come luogo di immensa luce, che nel termine “lontano” rende evidente il suo essere meta del metaforico viaggio che i nostri artisti intendono compiere e che ci invitano a compiere.
Appare altresì evidente che questo luogo è territorio preferenziale dell’arte e lo è proprio perché l’arte è in grado di rispondere al bisogno dell’uomo di affrancarsi dalle cose, per ritrovare la dimensione dello spirito che sostanzia la sua natura profonda.
Logico che tale processo non riguardi solo le parole e la “favola” ma si estenda al procedimento stesso del fare artistico, a cominciare dalla realizzazione della carta sottoposta ad una specie di complessa trasmutazione alchemica, venendo colorata con tinte in dissolvenza, subendo integrazioni cromatiche anche nelle parti stampate, risultando inoltre in certe parti strappata ad arte (8); fino all’uso del colore, impiegato più che per la sua qualità cromatica per quella luminosa, per esaltare la quale gli artisti ricorrono spesso a polveri d’oro e d’argento. Infine, la pratica esecutiva stessa di questi libri, “fatti a mano” in più repliche, contiene nel suo farsi quelle valenze spirituali già riconosciute nell’operare degli antichi amanuensi e ancor più dei pittori d’icone.
Note
(1) La definizione data a questo tipo di opere “piccole mostre portatili” appartiene a Francesco Vincitorio, che la utilizzò in più circostanze cfr. I. D’Agostino, I primi sedici anni delle edizioni Artein-Orolontano, in A. Filieri, Luoghi e misteri dei libri fatti a mano, Roma 1996, p. 11.(2) Riguardo al libro d’artista nelle sue differenti declinazioni si rimanda a A. Musieri, Artista, libro di, in Manuale enciclopedico della bibliofilia, Milano 1997, pp. 48-49; Il libro d’artista, a cura di Giorgio Maffei, Milano 2003.(3) Il testo è tratto dal dattiloscritto inedito, autografato dal critico Enrico Crispolti, custodito presso l’Archivio Internazionale del Libro d’Artista di Faleria come carta sciolta.(4)A. Filieri, Il viaggio lineare di un vagabondo esemplare Nelio Sonego e accadimenti sull’andare per il mondo di altri viaggiatori eccellenti, Roma 1988.(5) I. D’Agostino, op. cit., p. 10.(5bis) A. Filieri, Il viaggio lineare di un vagabondo esemplare Nelio Sonego e accadimenti sull’andare per il mondo di altri viaggiatori eccellenti, Roma 1988, p.28.(6)La citazione è tratta dal testo di Maurizio Calvesi, Arte e Alchimia, Firenze 1986, p. 5.(7) Ibidem, p. 6(8) Così a proposito Ivana D’Agostino: la carta insomma, sottoposta ad una specie di complessa trasmutazione alchemica, venendo colorata con tinte in dissolvenza, subendo integrazioni cromatiche anche nelle parti stampate, risultando inoltre in certe parti strappata ad arte, ancor di più rinsalda l’idea che il libro d’artista nell’esemplare singolo, ancorché limitato in pochissime copie,rivendichi il diritto, sulla falsariga forse di analoghe differenze riscontrabili tra una copia e l’altra di uno stesso codice medioevale e non ricopiate a mano, di una propria imprescindibile unicità. Cfr. I. D’Agostino, I primi sedici anni delle edizioni Artein-Orolontano, in A. Filieri, Luoghi e misteri dei libri fatti a mano, Roma 1996, pp. 9, 10.(9)Esiste un diario poetico che racconta il contesto che vide nascere le opere-libro descritte, parzialmente pubblicato in A. Filieri, Luoghi e misteri dei libri fatti a mano, Roma 1996, p. 72 e sgg..
___________________________________________
ARCHIVIO INTERNAZIONALE DEL LIBRO D'ARTISTA
1980-2012
edizioni di libri fatti a mano artein-orolontano
Note sulla origine delle edizioni fatte a mano.
Il termine "operalibro" appare per la prima volta il 31 gennaio del 1981 in occasione della presentazione del libro "Le mura di Tebe" delle edizioni artein-orolontano, presso la sede dele edizioni artein in via Evandro 16. La seconda volta in occasione dell'Arte Fiera di Bari nel mese di marzo del 1981. Al centro delle tre pareti dello stand espositivo, campeggiava la scritta a caratteri cubitali: OPERALIBRO. Al centro dello spazio un tavolo con sopra le prime edizioni dei libri fatti a mano: Una collana di operelibro che contengono testi o interventi poetici e alcuni lavori originali di artisti contemporanei. "sono piccole mostre portatili..." (Francesco Vincitorio, L'Espresso-1981)
Esistono alcuni quaderni dove venivano regolarmente registrate le fasi dell'ideazione, le varie proposte, la scelta dei materiali e delle tecniche, frammenti di carte, il numero degli esemplari, gli appunti sul formato, schemi di frontespizi, schemi operativi.
"Le storie di fuoco, ovvero, il viaggio lineare di un vagabondo esemplare Nelio Sonego e accadimenti sull'andare per il modo di altri viaggiatori eccellenti", prendevano forma durante un soggiorno estivo, sotto l'ombra di un patio di una casa in collina dopo la scintilla di un incendio e dagli appunti raccolti come in un diario fin dal 1980, su taluni quaderni che Antonio Spoletini aveva portato da San Pietroburgo, Cuczo, Puebla, Benares, Baktapur e sui quadernoni di rigenerata dei campi di cartapaglia della antica cartiera Due ville di Vicenza . Alfonso Filieri, da "Il viaggio lineare del vagabondo esemplare Nelio Sonego e accadimenti sull'andare per il mondo di altri viaggiatori eccellenti". Roma I,1997, II,2009

Alfonso Filieri, "quaderno di appunti per il libro turchino degli haiku"

Alfonso Filieri, quaderno di appunti per il libro realizzato con kaiku di Carla Vasio

Alfonso Filieri "pagina del frutteto dei Narti "l'arco, il frutteto, la mela", quaderno dal 1980
elenco opere realizzate dal 1980